PR Talk con Luca Sbarra, PR Manager SAMSUNG ELECTRONICS ITALIA

PR Talk con Luca Sbarra, PR Manager SAMSUNG ELECTRONICS ITALIA

SAMSUNG ELECTRONICS ITALIA

Samsung Electronics è leader dell’industria elettronica. Il valore del marchio si posiziona tra i primi 5 al mondo. In Italia conta circa 500 dipendenti e nel mondo 270.372 suddivisi in 74 Paesi. Idee e tecnologie rivoluzionarie, che trasformano l’universo di smartphone, tv, tecnologie indossabili, tablet, elettrodomestici, sistemi di rete e memorie, sistemi Lsi e soluzioni Led, fornendo esperienze iperconnesse attraverso il proprio ecosistema SmartThings e la collaborazione con i partner.

La brand vision di Samsung è dedicare la sua tecnologia alla creazione di prodotti e servizi innovativi che contribuiscano a migliorare la società globale e permettano a ciascuno di superare le barriere che limitano il progresso.

LUCA SBARRA

Milanese classe 1984, laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione, Luca Sbarra è PR Manager di Samsung Electronics Italia dal 2019. All’interno della multinazionale coreana, si occupa della gestione della comunicazione esterna e delle relazioni con i media e dell’ideazione e realizzazione di campagne e progetti PR, con focus sulle divisioni Mobile eXperience, Information Technology e Corporate.

Prima di approdare in Samsung, ha maturato varie esperienze in agenzie di pubbliche relazioni, l’ultima in ordine di tempo Edelman.

SAMSUNG ITALIA: ANCHE LE RELAZIONI DEVONO ESSERE ETICHE

Sbarra, PR manager: “La sfida è far emergere i contenuti in un mare di messaggi. Sulla stampa funziona ancora bene il corporate”

Quali sfide attendono le PR nel 2024, parlando in generale?

Le PR, in questo momento della nostra era umana, sono certamente uno degli asset più importanti. Teniamo ben presente che la comunicazione strategica di un’azienda deve bilanciare innovazione e responsabilità sociale e le relazioni non ne sono esenti, anzi. L’approccio deve essere sempre etico e responsabile, in particolare nei confronti della Generazione Z.

L’innovazione corre molto veloce, soprattutto da quando esiste l’AI, quindi, elementi come la trasparenza e la coerenza sono essenziali. Questo in un contesto in cui siamo bombardati da messaggi, notizie, pubblicità, video e post, che ci inondano di messaggi e input. Ma cosa ci rimane di tutto ciò?

È con questa domanda che dobbiamo costruire i messaggi che vogliamo dare del nostro brand, veicolandoli nel modo migliore perché non passino inosservati. La narrazione è fondamentale per essere impattanti.

Accennavo prima all’AI, che inizia a essere a portata di tutti. Ecco perché l’elemento umano, l’inclusione sociale, i valori etici e la sostenibilità sono da comunicare come priorità.

Come prevedete di affrontare queste sfide nella vostra azienda?

Comincio col dire che Samsung è una multinazionale che al suo interno possiede molteplici anime che afferiscono alle diverse aree di prodotto (smartphone, laptop, wearable, tv, elettrodomestici, monitor, eccetera). Per questa ragione dobbiamo essere capaci di diversificare la nostra comunicazione e quindi anche le nostre relazioni.

Se ci soffermiamo sugli smartphone, ci rivolgiamo soprattutto alla Gen Z che, di fatto, è colei che indirizza i trend. Quindi, se da un lato parliamo in maniera “alta” con i quotidiani generalisti ed economico-finanziari, dall’altra adeguiamo la presenza sui social al target, Tik Tok in particolare, ma anche Instagram e Youtube.

Diversificare, per noi, è dunque la sfida maggiore e lo facciamo in base alla fascia d’età e ai messaggi da veicolare. La parte corporate rimane fondamentale, direi predominante: abbiamo la necessità di educare i giovani al digitale.

C’è un progetto/campagna di PR della quale siete particolarmente orgogliosi?

Si chiama “La VOCE della tua generazione”: con questo progetto abbiamo voluto accompagnare la Generazione Z in un percorso di crescita, fatto di formazione, di apprendimento, ma soprattutto di ascolto di sé stessi e degli altri. Il momento storico di profonda incertezza che stiamo vivendo sta generando un impatto negativo sul benessere psico-fisico di tutti noi e in particolare nelle generazioni più giovani. La salute mentale degli adolescenti è sempre più a rischio e dalla pandemia manifestano una certa difficoltà nel rapportarsi fra di loro in presenza. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo dato voce a 12 giovani dai 15 ai 18 anni d’età e ci siamo fatti raccontare le problematiche che vivono utilizzando il podcast, sia come canale che come oggetto didattico: abbiamo creato una sorta di scuola, i ragazzi hanno seguito un percorso formativo, tenuto da mentor Samsung e da professionisti ed esperti, tra cui una Loretta Redaelli, psicosocioanalista esperta di dinamiche psicopedagogiche, e Matteo Di Palma, conduttore, podcaster e docente di comunicazione radiofonica. Abbiamo trascorso tre giorni con i ragazzi, che ne hanno realizzato uno scritto totalmente da loro, sia i contenuti che le musiche. Lo si può ascoltare sulle piattaforme di streaming.

Quest’anno siamo alla seconda edizione, che sarà ampliata e arricchita rispetto alla prima.

Ho citato questo progetto perché, oltre al valore in sé, è piaciuto molto alla stampa, soprattutto quella meno tecnica, che magari è meno avvezza a parlare di noi, ma che vogliamo comunque interessare: siamo innovatori e ci sentiamo responsabili.

Quanto e in che modo il top management aziendale è coinvolto nelle strategie di PR aziendali?

Il ruolo del top management è fondamentale. I volti dei nostri manager sono ben conosciuti in ottica media ma, oltre al top level, ritengo che l’advocacy dei dipendenti sia sempre più importante e che vada trasmessa attraverso il coinvolgimento diretto. Ad esempio, sui social, LinkedIn in particolare, noi usiamo interviste video in cui lasciamo che esprimano contenuti valoriali.

Le voci top sono importanti a livello media, generano una mole di contenuti, che vanno targettizzati in base ai messaggi che vogliamo veicolare.