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PR Talk con Raffaele di Staso, PR manager di WeRoad

WEROAD

WeRoad è la travel tech scaleup che trasforma il viaggio in uno strumento per creare connessioni reali e vivere esperienze che possono cambiare la vita. Fondata nel 2017, ha 200 dipendenti ed è presente in tutta Europa e oltre. WeRoad organizza viaggi avventura in piccoli gruppi pensati per esplorare il mondo e stringere nuove amicizie, guidati da un Coordinatore.

WeRoad può contare su una community di 4.000 Coordinatori e ha portato in giro per il mondo oltre 300.000 WeRoaders. WeRoad è, soprattutto, una piattaforma di connessione tra persone. Da questa visione nasce, nel 2025, WeMeet, app che porta lo spirito della community oltre il viaggio, con eventi e attività in oltre 30 città europee pensati per facilitare incontri autentici e nuove amicizie.

RAFFAELE DI STASO

Raffaele Di Staso guida le attività di PR e media relations per WeRoad in Italia e in Europa, coordinando la strategia nei cinque mercati chiave e nei nuovi mercati. Si occupa di corporate reputation e posizionamento, con un approccio che considera la PR come leva strategica per costruire significato culturale attorno a un brand. Opera nel punto di incontro tra comunicazione, business e cultura, dove la PR diventa uno strumento di impatto reale.

COME CAMBIANO LE PR TRA AI E RELAZIONI REALI

Lo spiega Raffaele di Staso, PR manager di WeRoad

Quali sfide attendono le PR?

Siamo il reparto più umano dell’azienda, quindi la relazione personale rimane al primissimo posto. Ma c’è una enorme novità da gestire: l’AI, che va necessariamente amalgamata in tutte le attività aziendali, e quindi comprese le PR. La considero una vera rivoluzione, un po’ come quando arrivò il trattore nelle campagne.

Chi vuole elevare la propria strategia deve pensarci, deve imparare a governarla e a introdurla nelle proprie attività senza la smania di doverla inserire ovunque. Per le PR per esempio, sono molto convinto che l’AI possa essere molto utile per ottimizzare processi meccanici e ripetitivi, aiutando i professionisti a concentrarsi di più su ciò che poi fa la differenza: le relazioni e lo studio.

Internamente, per esempio, abbiamo già sperimentato tool che possono standardizzare alcune attività, ad esempio la newsletter “WeSend”, che suggerisce gli eventi di WeMeet, la app che offre in 38 città europee occasioni per socializzare. Questo strumento, nel giro di pochissimo, ci permette di suggerire a blog, testate e a chi scrive di eventi, i migliori appuntamenti della settimana. In pochissimo facciamo quello che facevamo in un giorno di lavoro certosino e rendiamo pure un servizio di qualità ai giornalisti.

C’è anche la questione legata alla ricerca delle fonti e al posizionamento: fino adesso le PR si inserivano nel processo di Seo, ora ci sono anche i motori dei tool AI da tenere in considerazione.

In generale, tra le sfide più grandi delle PR c’è quella di cogliere le opportunità; è forse il punto focale delle attività di PR. E l’AI si inserisce proprio in questo contesto.

Come prevedete di affrontare queste sfide nella vostra azienda?

Abbiamo una mentalità aperta al cambiamento e agli stimoli che si possono raccogliere tutti i giorni. Viviamo in un contesto mondiale che mai è mutato così velocemente quindi chi fa PR è un gancio per portare l’azienda nel mondo, ma anche un ponte per condurre il mondo in azienda, capendo per bene quali sono i trend da cavalcare o evitare. Per noi le PR entrano in questo processo: siamo una lente sul mondo. Non sono accessorie, sono strategiche.

Che le persone siano al centro, lo dimostra il nostro fiore all’occhiello – la community – una parola che tutti usano, ma spesso senza consistenza. Per noi si tratta di persone reali, che viaggiano con noi, ci scrivono, rispondono a sondaggi, sono una fonte di preziose informazioni e feedback. Ci consentono di fare osservatori che disegnano spaccati di un’intera generazione. Spesso siamo i primi ad arrivare su alcuni trend proprio perché siamo in ascolto continuo della community.

C’è un progetto o una campagna di PR della quale siete particolarmente orgogliosi?

Apprezzo molto quando riusciamo a raccontare una notizia che nasce per un determinato settore anche in altri ambiti. È il caso della nostra campagna sui ponti: nel periodo tra dicembre e gennaio, WeRoad suggerisce storicamente attraverso affissioni OOH quali sono i giorni di vacanza futuri sfruttando i ponti dell’anno. Lo fa in maniera crossmediale, su tutti i canali: creiamo una sezione dedicata sul sito, un piano editoriale social, articoli sul nostro blog e ovviamente facciamo attività PR. In questo modo una notizia che a primo impatto potrebbe essere soltanto la descrizione di una campagna marketing, e quindi interessante solo per i media di comunicazione, diventa una vera e propria analisi su come ottimizzare le ferie durante il nuovo anno, adatta anche per i media generalisti e lifestyle.

WeRoad in questo modo porta un contenuto fruibile e non autoreferenziale: pensi che in alcuni paesi dove non esisteva il concetto di ponte, oggi comincia a farsi strada anche grazie a noi.

Un altro esempio di questa trasversalità è il nostro osservatorio annuale che indaga il rapporto delle persone con i viaggi e le relazioni. È emerso che se da un lato gli aspetti relazionali vanno a rotoli, i viaggi crescono sempre: abbiamo coinvolto 5.000 persone della nostra community e abbiamo indagato le motivazioni e i risultati, proponendoli successivamente come fonte di notizia. Questa ricerca sta diventando un appuntamento stabile, la nuova versione la rilasceremo prima dell’estate.

Quanto e in che modo il top management aziendale è coinvolto nelle strategie di PR?

È molto coinvolto, il messaggio è coordinato. Ogni comunicato stampa (anche se non mi piace ragionare a comunicati stampa, ma questa è un’altra storia) passa sia dalla comunicazione che dal top management.

I manager utilizzano i loro profili personali, pur sempre seguendo le proprie attitudini e senza forzare. Questa genuinità è diventata un punto di forza del posizionamento di WeRoad.

Di recente abbiamo fatto una PR breakfast annuale a Londra con giornalisti che non si conoscevano per far loro provare l’emozione del gruppo che si forma con un nostro viaggio. Tutto è stato raccontato sui social con dei post LinkedIn e delle stories su Instagram. Abbiamo taggato il top management che, a sua volta, ha raccontato l’accaduto. È diventato un evento nell’evento, meritevole di attenzione anche per chi non bazzica gli eventi stampa.

Ovviamente i manager partecipano a eventi, fiere e conferenze come speaker: siamo sempre alla ricerca delle occasioni migliori per declinare il corretto messaggio.